RESPIRO URBANO - URBAN SOUL 

Io e il distacco dalla città.
Faccio fatica ad interagire con questa città.
Rimango piuttosto distaccata e passiva.
Vedo attorno grattacieli, palazzi altissimi, ma il mio occhio viene attratto dagli spigoli delle case, dalle ombre, da quello che succede sul cemento di questa città.
Cammino per strada e vengo attratta da una luce che colpisce un muro, un legno che fa risaltare la materia e la texture assieme al suo colore, creando dei luoghi magici quasi surreali in questa città così grande.
Visualizzo palcoscenici e scenografie in ogni dove.
Identifico questi luoghi come unici.
Luoghi dove chiunque può interagire con queste geometrie, come una persona che passa, un cane che corre, un bambino che gioca. Dei punti di riferimento per orientarsi.
Anche se non si vede tutto della persona che passa, la si può intuire, lasciando libertà all'immaginazione sulla sua identità. La città non è riconoscibile, è un diario che segue i miei umori e le mie riflessioni.
L'uomo è espulso dalla città, costretto a vivere un senso di smarrimento ben più forte di quanto possa mai produrre il turbamento di fronte alla grandezza della natura.

Parte del mio pensiero può essere riconoscibile in questo scritto:

Da Le città invisibili di Italo Calvino
...
E' l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma. Se ci passi fichiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su: davanzali, tende che sventolano, zampilli. Se ci cammini col mento sul petto, con le unghie ficcate nelle palme, i tuoi sguardi s'impiglieranno raso terra, nei rigagnoli, i tombini, le resche di pesce, la cartaccia. Non puoi dire che un aspetto della città sia più vero dell'altro, però della Zemrude d'in su senti parlare soprattutto da chi se la ricorda affondando nella Zemrude d'in giù, percorrendo tutti i giorni gli stessi tratti di strada e ritrovando al mattino il malumore del giorno prima incrostato a piè dei muri. Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo più a staccarlo dal selciato. Il caso inverso non è escluso, ma è più raro: perciò continuiamo a girare per le vie di Zemrude con gli occhi che ormai scavano sotto alle cantine, alle fondamenta, ai pozzi....